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domenica, 12 agosto 2007

Two characters in search of a Stephen Merritt song

In un pomeriggio dominato dall'indolenza mi sono ritrovato in Pitchfork (eh si, sono proprio annoiato).
Come al solito i giudizi di questa "bibbia" indie mi scivolano totalmente addosso, è più forte di me. Non riesco assolutamente a riconoscergli tutta questa autorevolezza che gli viene data (anche se da voti altissimi a gruppi che amo).
Mi sono imbattuto pero' in una versione live di Yeah! Oh Yeah! dei miei amatissimi Magnetic Fields. Però sul palco non c'erano Stephin Merritt e Claudia Gonson, bensì St. Vincent e John Vanderslice.
Voglio proporre la visione della versione di questi due manichini senza arte né parte e quella dei Magnetic Fields. Poi ognuno da il suo giudizio. Certo è che questa volta sono totalmente d'accordo con ciò che scrive Pitchfork.
postato da: Cablehogue alle ore agosto 12, 2007 17:44 | link | commenti (1)
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martedì, 07 agosto 2007

Cowboy in Heaven



Ieri non ho avuto un secondo di tempo per dedicare un doveroso omaggio a uno dei più grandi autori che la musica abbia mai partorito.
Ieri è morto Lee Hazlewood
postato da: Cablehogue alle ore agosto 07, 2007 12:47 | link | commenti (1)
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martedì, 31 luglio 2007

La caduta degli dei

250px-Ingmar_bergman2antonioni

















postato da: Cablehogue alle ore luglio 31, 2007 18:18 | link | commenti
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domenica, 29 luglio 2007

The Rolling Furnaces

WidowCityHo aspettato a lungo per scrivere questo post, per cercare di essere il più obiettivo possibile.
Ho notato che ultimamente molti blogger si precipitano a scrivere un post non appena il nuovo disco di uno dei loro beniamini è disponibile in rete, rischiando così di cadere nella trappola del mero sentimentalismo e definire un disco medio un "capolavoro" solo dopo mezzo ascolto.
Questa impulsività non fa per me. Ho smesso di gridare al miracolo ogni qualvolta un gruppo che apprezzo da alle stampe una nuova opera. Più di una volta ho dovuto ridimensionare (spesso drasticamente) il mio entusiasmo o la mia disapprovazione per un album.
E questo discorso vale ancor meno per i Fiery Furnaces, per i quali si suppone che neanche tre ascolti siano sufficienti per poter dare un giudizio minimamente argomentato.
Widow City, il loro sesto album in 4 anni, uscirà a ottobre su Thrill Jockey, ma non posso aspettare quella data per poterne scrivere. Chi mi conosce sa perfettamente che per me i Fiery non sono un gruppo come tanti. In effetti, paragonati a tutta la musica che si sente in questi anni, sono un gruppo assolutamente unico (nel bene e nel male). Più di una volta li ho difesi a spada tratta pur essendo cosciente del fatto che non inventino nulla (al massimo reinterpretano in maniera personalissima i suoni degli artisti che hanno sempre  ammesso di amare, Stones, Who, Captain Beefheart, Dylan, Faces, Os Mutantes, Band...) e che ascoltarli non è affatto semplice.
Ora, dopo circa tre settimane di ascolti, credo di avere un'opinione più che fondata su Widow City. Il primo ascolto è stato straniante, non riuscivo a cogliere assolutamente nulla di questo nuovo magma sonoro. Non so perchè ma mi aspettavo un disco meno anarchico e più organico (anche se a modo loro). Invece il disco parte sparato con The Philadelphia Grand Jury, più di 7 minuti di cazone, sbalzi di mood, ritmo e genere, in maniera ancor più ortodossa rispetto a pezzi come Blueberry Boat o I'm In No Mood.
E tutto il resto dell'album mi ha dato l'impressione che i Fiery Furnaces non sapessero realmente che direzione dovesse prendere il tutto. Ma era un primo ascolto.
In questo momento posso dire, con assoluta certezza, che Widow City è un album che sorprende, nel quale i Fiery hanno smesso di esagerare con l'inserimento di intermezzi elettronici per dedicarsi all'opera più rock della loro carriera (ma chiariamoci: rock a loro modo). Un esempio: in Japanese Slippers il cantato/declamato di Eleanor ricorda incredibilmente Dylan, il riff di Navy Nurse sembra praticamente suonato dai Jimmy Page, le chitarre sognanti che aprono la prima traccia ci riportano subito alla mente la Band. Per non parlare di Clear Signal From Cairo: hard rock.
Eppure, nonostante alcuni pezzi siano assolutamente splendidi (la già citata Navy Nurse, Duplexes of the Dead o My Egiptian Grammar, il miglior pezzo pop che abbiano mai scritto insieme a Here Comes The Summer), mi sembra che manchi qualcosa negli arrangiamenti di altri brani (ad esempio Restorative Beer ha in intro splendido e una melodia che ti entra subito in testa, ma noto come una certa meccanicità nella struttura strofa-ritornello, e il suono sembra meno "pieno", come se mancasse qualcosa nell'arrangiamento).
Con questo non voglio assolutamente definirlo un disco brutto o comunque prescindibile. Anzi, ora come ora posso dire che rispetto a Bitter Tea mi sembra più omogeneo, più coerente, più adulto. Però Blueberry Boat è ancora difficile da eguagliare/superare.
Diciamo che i Fiery Furnaces non si sono smossi di una virgola per cercare di ampliare il loro "indice di gradimento". Chi li ama incondizionatamente continuerà ad amarli, quelli che preferivano la loro attitudine più pop e giocosa non apprezzeranno affatto questo personale atto d'amore per gli anni '60/'70.
Se invece reputate Chris Michaels il miglio pezzo in assoluto della loro carriera allora dedicategli qualche ascolto, potrebbe realmente stupirvi. Però adesso che ci penso...per me Chris Michaels è IL MIGLIOR PEZZO della loro carriera! Vuoi vedere che neanche tre settimane di ascolto sono sufficienti per Widow City?

Ps: In una intervista rilasciata qualche mese fa Matthew dichiarò che il loro prossimo album (ovvero Widow City) sarebbe stato il loro "Exile On Main St.", o il loro "Music From Big Pink". Ora sta a voi capire se Matt stesse scherzando o dicesse sul serio, io un'idea già ce l'ho.
postato da: Cablehogue alle ore luglio 29, 2007 18:41 | link | commenti (3)
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giovedì, 28 giugno 2007

Due o tre (ma anche quattro o cinque) cose

Tiny Mix Tapes ha dato un 1 (!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!) a Music For Tourists di Chris Garneau.
Non che io dipenda da webzines o riviste (anzi, tutto il contrario)ma stavolta Tiny - che comunque continuo a considerare un buon sito di informazione musicale - ha toppato di brutto (ed è già la seconda volta per quello che mi riguarda...la prima fu con il secondo album di Micah P. Hinson). Il consiglio che do a tutti quelli che non lo conoscono il giovane Chris è di ascoltarlo e riascoltarlo e riascoltarlo...
Perchè è bellissimo.

Detto questo, ho dato un ascolto (solo uno) al nuovo degli Okkervil River e...come dire...forse dovrei trattenermi dall'esprimermi (almeno per dare maggiore credibilità alle mie opinioni) però mi sembra lontano anni luce dal meraviglioso Black Sheep Boy. Forse tra due settimane ne sarò totalmente stregato. Forse no.
Intanto un nuovo pezzo di Jens Lekman è disponibile in streaming sul sito della Secretly Canadian (nella colonnina sulla sinistra).
A ottobre esce Widow City, il sesto album dei Fiery Furnaces (per chi ancora non lo sapesse).
Ancora cinque episodi e chiudo cinque anni di visione dei Sopranos. Quando termina una serie per me è sempre un trauma.
Non riesco a smettere di ascoltare "Bologna is burning" di Frangetta.
Infine, dedicate poco più di mezz'ora della vostra giornata all'ultimo album dei Ladybug Transistor, Can't Wait Another Day. E' incredibile quanto questa band sia assolutamente snobbata da chiunque.

Ultimissima cosa.

Se leggo ancora giudizi positivi su gruppi come They Don't Shoot Horses...o Handsome Furs penso che il mio compagno di casa dovrà portarmi urgentemente al pronto soccorso per malori dovuti alle GRANDI CAZZATE che invadono le pagine di blog o webzines.
postato da: Cablehogue alle ore giugno 28, 2007 00:50 | link | commenti (5)
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mercoledì, 06 giugno 2007

Ferie estive

Ieri sera mi è capitata una cosa particolare. Che all'inizio mi ha fatto innervosire, poi dopo più di 8 ore di sonno e il conseguente ritardo al lavoro ho riflettuto e ho detto: che senso ha postare ancora nel blog?
La questione è breve: navigando in internet mi ritrovo nel blog di Matteo, eggo un post sui miei amatissimi Wilco e decido di commentare. Tra i vari commenti leggo quello uno dei tanti utenti anonimi che non hanno neanche i coglioni per poter scrivere il loro nome e assumersi tutta la responsabilità delle loro opinioni. Il commento (ovviamente...e figurati!) non era sull'ultimo bellissimo (a mio parere!) disco dei Wilco, bensì sul sottoscritto (e ripeto, nel blog di Matteo...surrealismo!):

noto che nei vostri commenti "anche io" è la parola d'ordine. Non sia mai pensare diversamente dai Mitici indie-bloggers! passata di qui per caso e leggendo per noia i commenti mi sono imbattuta nel nome di Cablehogue. Caro cable, ma come mai il tuo nome è puntualmente presente ogni qual volta uno dei Mitici aggiorna il suo blog con una delle tante e oggettive cazzate? Come mai, ho altresì notato, nei tuoi simpatici commenti non fai altro che ripetere SEMPRE la tesi di uno dei vostri indie-eroi? E' un caso? O forse..non è che sei poco poco lecchino?...

Normalmente commento poco, solo nei blog che ritengo meritino il mio rispetto. Ed è normale che se un blog mi piaccia i commenti siano tutti a favore, non sempre, ma spesso. Non mi interessa intavolare una discussione su una band che non mi interessa, per questo non commento mai TUTTI i post.
La cosa che mi fa ridere di più è il termine lecchino. Io lecchino. Io che realmente non mi faccio travolgere dalla miriade di MERDA che propongono come la NUOVA SENSAZIONE DELL'INDIE!
Sinceramente penso di essere anche troppo fuori dalla massa per poter rendere il mio blog minimamente interessante, e alla fine mi sento anche chiamare lecchino. Lecchino di persone che neanche conosco? Io il lecchino potrei anche farlo, ma solo per ottenere qualcosa...e sinceramente dai bloggers non mi aspetto nulla, anzi NON VOGLIO NULLA DA LORO. Se scrivo è perchè adoro la musica, perchè è la mia vita, perchè in questo preciso momento vivo di questo, parte dei soldi che mi servono per campare arrivano dritti nelle mie tasche grazie alla musica, e spero che continui così per sempre.
Chi mi conosce lo sa, non ho bisogno di dare troppe spiegazioni. E infatti sono proprio quelli che mi conoscono i maggiori lettori del mio blog.
Gli altri non sanno assolutamente nulla di me, solo quelle poche righe che scrivo (e ultimamente mi sono dedicato realmente poco al blog).
Quindi la questione è: per chi scrivo? per me stesso o per gli altri? Se gli altri mi vedono come un cretino che tenta di entrare nel mondo della musica (quando poi già ci sono dentro) perchè darmi in pasto a tutti indistintamente?
Non so realmente se continuare a scrivere qui sia la scelta più saggia. So solo che adesso mi è passata totalmente la voglia di condividere le mie passioni con sconosciuti. Almeno con gi amici anche in caso di "divergenze" puoi goderti in santa pace quelle due tre birre, invece il computer ti provoca solo un forte bruciore di occhi.

A presto

Adriano

postato da: Cablehogue alle ore giugno 06, 2007 23:53 | link | commenti (1)
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martedì, 05 giugno 2007

Istantanee dal Primavera Sound 2007

Sono passati due giorni dalla fine del Primavera, conclusosi tra le piume e i lustrini degli Of Montreal in un concerto che è stato una vera e propria festa.
Sono stato sveglio quasi ininterrottamente dal mercoledì a domenica mattina. Ho lavorato tantissimo ma ho potuto vedere i concerti che più desideravo. Ho camminato così tanto da volermi tagliare i piedi per evitare di muovermi come uno sciancato. Mi sono ustionato la faccia per sole che ho preso. Ho ancora sonno ma non posso andare a dormire adesso che ho un momento da dedicare a una specie di report che è quasi un obbligo, un piacevole obbligo.
Il Festival l'ho vissuto da organizzatore, poco da spettatore. Eppure l'ho vissuto meglio di quanto sperassi.
Questo post non vuole essere una recensione dei concerti ai quali ho potuto assistere, quanto un resoconto di quello che è stato il MIO Primavera. Pochi essenziali momenti che so non mi abbandoneranno per un bel po di tempo.

10. Venerdì mattina, dopo il soundcheck, i Beirut decidono di fotografarsi tra degli alberi proprio al lato del Escenario Rockdelux. Ci dicono quanto siano felici di essere a Barcellona. Bevono birra, sorridono, non vogliono neanche un runner che li accompagni all'hotel, preferiscono arrivarci camminando (un kilometro pieno!). Delle persone splendide.

9. Un ometto quasi sulla quarantina si avvicina a me, è americano ma parla perfettamente in spagnolo. Si presenta, è Mac dei Portastatic, nonchè boss della Merge Records. Mi parla come se fossimo amici da una vita, mi chiede come va il lavoro ride e scherza. Dopo poche ore lo ritrovo disperato, deve correre al Cd-Drome Stage perchè avrebbe duettato con un gruppo spagnolo. E lo accompagno fino al palco perchè non lo lasciavano entrare nel backstage (non ho ancora capito il perché). Mi ringrazia e si esibisce con gli Half Foot Outside.

8. Il concerto dei Built To Spill: dimenticano totalmente You in Reverse e si dedicano a un greatest hits. I fan erano con le mani nei capelli ogni volta che iniziavano un pezzo. Il miglior concerto del festival.

7.Gli Smashing Pumpkins iniziano la loro esibizione con un pezzo che non conosco. Mi allontano e neanche le note di Today mi fanno decidere di tornare indietro. Non avevo voglia di tornare alla mia adolescenza, preferivo aspettare due giorni e farlo con Daydream Nation dei Sonic Youth, e appunto...

6. I Sonic Youth che iniziano (come tutti già sapevamo) con Teenage Riot. Ed avevo di nuovo 16 anni.

5. Durante un momento di lavoro nei container allestiti a uffici arrivano dal escenario Vice le note Oh My Gosh di Man Like Me, e io che ballo come uno stupido con un'amica.

4. Pat degli Oakley Hall che mi chiama dalla mattina alla sera per chiedermi cose alle quali non so/posso rispondere. Però alla fine ci siamo conosciuti e sua moglie mi ha fatto correre all'ATP stage per vederli suonare. Ho ascoltato solo i primi tre pezzi, ma per quanto mi piacciano gli Oakley, dovevo andarmene, il lavoro mi chiamava.

3. Justice dal vivo. Andarmene prima della fine del concerto dei White Stripes è stata una buona mossa. Una bomba.

2. Jesùs, fondatore dell'etichetta Acuarela, arriva in ufficio e mi regala una selezione di cd. Spero di sentirlo il prima possibile

1. L'abbraccio del mio capo che mi dice "Eres el puto amo!!" (è difficile da tradurre questa espressione, ma vi assicuro che se ve lo dicono dovete solo gioire).

Ok, c'è anche stata tanta buona musica, dunque:
postato da: Cablehogue alle ore giugno 05, 2007 23:34 | link | commenti (1)
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venerdì, 25 maggio 2007

Ma tu lo hai ascoltato?



postato da: Cablehogue alle ore maggio 25, 2007 00:31 | link | commenti (2)
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domenica, 20 maggio 2007

The Drones@BeCool (Barcelona), 19/05/07



Un pomeriggio indolente, in bilico tra il "dormo tutto il giorno o approfitto della bella giornata?". Esco, mi vedo con un'amica, c'è una mostra fotografica che raccoglie in non so quanti scatti l'immagine femminile ritratta dai più importanti fotografi di moda. Lei (la mia amica) dice che deve assolutamente andarci con me...peccato che arrivati sul posto ci rendiamo conto che è giorno di chiusura.
Poco male, quattro chiacchiere in un bar mi fanno sempre piacere. Poi scappo, mi chiude il supermercato e devo correre a comprare il minimo indispensabile per evitare il furto aggravato di cibo a discapito dei miei compagni di casa.
Dopo, pigrizia. Esco o no? C'è il concerto dei Drones, li amo profondamente e la voglia di vederli dal vivo è grande. Però, ancora pigrizia. Lancio una monetina, testa o croce. Il destino mi dice di andarci.
Ci vado, si.
Il locale non è pienissimo, ma me lo aspettavo. Penso che i Drones abbiano fatto una specie di abbonamento quadrimestrale qui a Barcellona, negli ultimi dodici mesi hanno suonato ben quattro volte. Chi voleva vederli già aveva avuto la possibilità di farlo. Ma non io, e quindi mi fiondo nel BeCool per rendermi conto se questa meravigliosa band australiana riuscisse a trasmettere in una dimensione live la forza brutale e drammatica di cui la loro discografia è piena.
Dopo circa 30 (!!!!!!) minuti di problemi tecnici (secondo me tutto era in mano a degli incompetenti) i Drones partono. Con Jezebel. E per circa un'ora mi trovo a fare i conti non con me stesso, ma con tutto quello che nell'attuale panorama indie(cool) manca. Penso a tutte quelle band che grazie a degli ottimi lavori di post-produzione tiran fuori dei dischi gradevoli. O intelligenti. A volte anche parzialmente innovativi. Ma che dal vivo dimostrano tutte le loro carenze. La smania di coolness, del "devo esserci perchè è l'evento del mese", o del "Vice (ma anche Pitchfork) ne han parlato benissimo" ha praticamente infangato il significato più puro del fare musica. E così i ragazzini (ma ammettiamolo, non solo loro) passano il tempo ad ascoltare le peggiori cose, atteggiandosi a fighi perchè "quel pezzo lo mettono sempre al Plastic", e (anzi, sicuramente) magari non hanno mai sentito nominare gli Small Faces.
Fortunatamente i Drones non rientrano in questo discorso. Sono una band abbastanza classica (la formazione comprende due chitarre, un basso e una batteria...ma "dio sia lodato" non suonano come Strokes e affini), niente elettronica. Suonano un rock arido, essenziale, senza fronzoli.
E dal vivo questo roots rock si tramuta in un attacco sonoro indescrivibile. A parte la loro indiscutibile bravura di musicisti, questi quattro australiani vivono i loro live set come una spece di catarsi, di purificazione, uno sfogo sonico di sconvolgente bellezza.
Un'ora circa, eppure esco dal locale senza fiato, mi fischiano le orecchie e devo correre a prendere la metro.
Ho avuto la possibilità di vedere un po' di concerti in questi mesi, e anche buoni (proprio ultimamente una coppia d'assi: Joanna Newsom e Mick Harvey), eppure ieri sera il discorso si faceva quasi meta-musicale.
Un live che è un delitto non presenziarci. Ma non per i Drones in sé, quanto per un più sottile e onesto rispetto per il rock, che ultimamente è stato abbandonato a favore di strani miscugli che lasciano il tempo che trovano.
postato da: Cablehogue alle ore maggio 20, 2007 19:34 | link | commenti (2)
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martedì, 01 maggio 2007

Questa VOLTA Bjork è riuscita nell'ardua impresa di schizzare direttamente al primo posto nella classifica delle peggiori copertine del decennio. A dir poco spaventosa.

bjork
postato da: Cablehogue alle ore maggio 01, 2007 13:19 | link | commenti (5)
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